IO, ME E LA STRADA DAVANTI


Eccomi qui, dunque, a scrivere il mio primo post totalmente personale. Vorrei presentarmi come fanno molti altri blogger, elencando interessi, lavoro, motivi che li hanno spinti ad aprire un blog. Ecco, io invece voglio tornare un po' indietro nel tempo, a un fatto che mi ha cambiata completamente, non nel carattere, ma nel giudizio, rendendomi così poco incline alla comprensione e decisamente più caparbia. 
Ventotto anni, cinque mesi e tre giorni. 
Per chi se lo stesse chiedendo non si tratta di una ricorrenza particolare o di un complicato calcolo astronomico. Più semplicemente si tratta solo della mia età. 
Ventiquattro anni e sei mesi sono invece gli anni che avevo quando me ne andai di casa.    
Fu così che mi ritrovai davanti al portone di casa dei miei nonni, con ai piedi la mia valigia rossa e in mano le chiavi della macchina. E così, di punto in bianco, la mia vita era cambiata, si era letteralmente capovolta e per un momento quel portone mi sembrò gigantesco e invalicabile. Me ne ero andata di casa e sapevo che stavolta sarebbe stato per sempre. 
Sarei potuta tornare indietro. Ma sarebbe stato troppo semplice per loro e troppo complicato per me. Quello che desideravo in fondo era soltanto la libertà di poter scegliere. E così, in quell'afoso pomeriggio di inizio estate, come una normale ventiquattrenne in jeans e maglietta, entrai in casa dei miei nonni dando così inizio alla mia nuova vita.

La camera era posta ad ovest della casa coloniale e aveva la finestra rivolta a nord. Depositai la valigia sul letto e mi affaccia ascoltando il canto incessante delle cicale. Quella era proprio una bella estate, calda e torrida, dove però l'afa non è poi così opprimente. Nel cortile sottostante l'erba era cresciuta rigogliosa, mentre sul lato sinistro della strada si stagliano maestosi cipressi centenari. Da lì avrei potuto vedere chi arrivava.
Decisi di disfare subito la valigia e iniziare a riporre le mie cose nell'armadio. Mia nonna entrò in camera chiedendomi se avessi bisogno di aiuto e lasciando sulla poltrona accanto al letto una pila di lenzuola pulite. Sapevo che in qualsiasi istante avrei potuto contare su di lei. Perché lei ci sarebbe stata, qualsiasi cosa fosse successa.
Dalla valigia presi l'album delle foto dei miei disegni e iniziai a sfogliarlo. Sentivo la brezza del pomeriggio entrare dalla finestra aperta. Avrei dovuto mettere delle tendine alla finestra. Rovistai nell'armadio dove mia nonna teneva un sacco di cose vecchie e ormai in disuso e lì trovai tantissime stoffe colorate. Scelsi due tendine arancioni e una centrale bianca. Ecco: adesso avevo le tendine alla finestra. Ebbi l'impressione di essere la figlia di un ricco mercante sempre troppo impegnato nel suo lavoro all'estero per far ritorno a casa. Ma come tutte le impressioni svanì subito. Tornai a sedermi sul letto matrimoniale in ferro battuto di un color verdolino. Anche l'immenso armadio era dello stesso colore. Il comò invece aveva il ripiano in marmo e uno specchio graffiato e un po' rovinato dal tempo. Provai a ripulirlo dalle chiazze che sembravano ruggine agli angoli della superficie, ma non vennero via. Un po' come le ferite dell'anima, pensai, devi solo imparare a conviverci.


♡♡♡

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