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COME VENTO DI POLVERE


C'è aria di primavera. 
Vorrei restarmene fuori sdraiata nel fienile fino a tempo immemore.
Sto bene. So che sto bene. Eppure è come se non lo sapessi e continuare a ripeterlo non rende la cosa più vera. È come se d'un tratto tutte le certezze del mondo crollassero all'improvviso e io mi trovassi lì in mezzo, improvvisamente, senza capire come ci sia arrivata.
Mi convinco del fatto che sto intraprendendo un percorso di rinascita e crescita personale, cerco di imprimermi bene nella mente che ce la sto facendo, che in fondo è come un regalo che mi faccio, anche quando tutti i tentativi sembrano vani, sto vivendo.
Quando penso alla vita penso a mio nonno. 
Le sue storie erano vecchie, proprio come lo era lui, profumavano di grano e paglia, di vino e di risate; erano rumorose perché c'erano bombe e fucili, c'erano aerei che volavano bassi e c'erano carrozze di treni che volavano sulle case e frantumavano i tetti; stranieri che urlavano una lingua cattiva. Era un uomo semplice, mio nonno, che ha visto la gente ammazzarsi, che ha raccolto amici ammazzati, che è fuggito: perché quella non era e non voleva che fosse la sua vita. Mio nonno mi ha raccontato tutto questo. Mi ha raccontato anche di quando mandava il carro trainato dalle bestie per coltivare i campi; di quando qualcuno si sentiva male e il dottore era lontano, e allora sempre con lo stesso carro e sempre con le stesse bestie andava a prendere il dottore, anche se pioveva ed era freddo. Mi ha raccontato della pioggia e del vento. Mi ha raccontato del giorno in cui sono nata. Mi ha raccontato tutto questo e tanto altro ancora. E adesso vorrei che fosse ancora qui a raccontarmi ancora di lui...


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